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Un'assemblea allargata con dipendenti, collaboratori e amici

  • 9 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

L’Arca è casa!


Anche quest’anno la Cooperativa L’Arca ha voluto organizzare un’assemblea allargata a dipendenti, collaboratori e a tutte le persone che, in modi diversi, contribuiscono a far vivere questa realtà. L’idea era di riflettere insieme condividendo il senso del nostro esserci sia a livello personale che a livello professionale e la voglia di ringraziare ognuno dei presenti per il lavoro svolto.


L’Arca si è presentata attraverso la sua storia, i progetti, i servizi e il racconto dei soci e a seguire ognuno dei presenti ha portato un oggetto concreto o simbolico che rappresentasse il suo attuale momento professionale e/o personale. Quegli oggetti hanno raccontato molto più di tante parole.


Una clessidra, simbolo del tempo: il tempo necessario per crescere, cambiare, costruire relazioni e progetti. Un testimone, a ricordare il passaggio di ruoli, la fiducia nel lasciare spazio e nel raccogliere ciò che altri hanno iniziato. Un mazzo di chiavi, capace di aprire porte diverse: opportunità, relazioni, possibilità di ritrovare se stessi. Il disegno di una ragazza: il mondo sorretto da un elefante. Un’immagine semplice e potente che parla di equilibrio, responsabilità e immaginazione. Una scatola, contenitore di tanti momenti significativi condivisi nel tempo. Un pallone da rugby, simbolo di scontri che, come nelle partite di rugby , finiscono sempre con un incontro (il terzo tempo). Un’agenda, dei post-it, che raccontano l’organizzazione del tempo ma anche dello spazio emotivo. Tra gli oggetti compare anche un palloncino, simbolo delle emozioni e degli stati d’animo che spesso attraversano il nostro lavoro e la nostra vita: la leggerezza, la pienezza, l’entusiasmo nel gonfiarlo e, allo stesso tempo, l’ansia o la paura quando continuiamo e diventa troppo gonfio. C’è il momento in cui ci fermiamo a prendere respiro e lo lasciamo volteggiare nell’aria, proprio come facciamo con ciò che viviamo ogni giorno. Accanto, un abaco che ci aiuta a cercare un equilibrio: scegliere come contare, con consapevolezza e chiarezza.

E poi ci sono gli sguardi e i movimenti dei ragazzi che incontriamo, presenze che portiamo con noi anche fuori dal lavoro, perché ognuno racconta una storia unica.


“Quando tu hai una cosa, questa può esserti tolta.

Ma quando tu l’hai data, l’hai data.

Nessun ladro te la può rubare.

E allora sarà tua per sempre.

Questo è dare.”

Una frase di James Joyce ci ha ricordato come il vero “guadagno” per sé stessi sia il nutrimento che si riceve proprio quando si dà agli altri.


Ciò che offriamo agli altri (tempo, attenzione, cura) entra nella vita di qualcuno e continua a esistere lì. In questo senso il “dare” non è una perdita, ma una trasformazione. Quando qualcosa viene condiviso, smette di essere solo nostro e diventa relazione, memoria, esperienza. Non può più essere rubato!


Durante l’incontro è emersa più volte una frase semplice ma potente: “L’Arca è casa.” Una casa non è solo un luogo fisico: è nido, rifugio, accoglienza, cura. È anche “abitare”. E molte delle persone presenti hanno raccontato proprio questo: di aver abitato l’Arca in momenti diversi della propria vita. C’è chi l’ha incontrata anni fa come genitore, trovando supporto e sostegno nel custodire ciò che aveva di più prezioso. E chi oggi la abita come professionista, come collaboratore riconosciuto e valorizzato. Storie personali che si sono intrecciate, emozioni condivise e la sensazione chiara che questa cooperativa non sia solo un luogo di lavoro. È una barca che continua a navigare grazie alle persone che la abitano.


È l’augurio è di navigare insieme sempre più numerosi!



 
 
 

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